Un’importante vittoria per la memoria storica arriva dopo oltre ottant’anni: la famiglia di una delle vittime dell’eccidio di Forno ha finalmente ottenuto giustizia. Questo tragico evento, avvenuto il 13 giugno 1944 ad opera delle truppe nazifasciste, ha segnato profondamente la comunità toscana.
Grazie a una recente decisione, gli eredi della vittima hanno ricevuto il riconoscimento del diritto al risarcimento per i danni subiti.
Giuseppe — nome di fantasia per proteggere la riservatezza — non ha mai conosciuto suo padre, catturato e ucciso con altri 66 civili innocenti mentre lui era ancora nel grembo materno. Crescendo senza di lui, Giuseppe ha portato con sé il peso di questa perdita, un dolore che ha trasmesso ai suoi figli. Oggi, i suoi discendenti hanno deciso di farsi avanti per continuare la lotta per la verità e la memoria.
L’eccidio di Forno resta una delle pagine più buie della storia toscana.
Il 13 giugno, una colonna nazifascista — formata dagli uomini della 135ª Festungs-Brigadestab tedesca, guidata dal colonnello Kurt Almers, insieme ai membri della Kriegsmarine e ai militi della compagnia “O” della Xª Mas, sotto il comando del tenente Umberto Bertozzi — massacrò 68 persone, incendiò edifici e deportò 51 civili nei campi di concentramento in Germania. Solo un uomo riuscì a sopravvivere. Negli anni 2000, grazie al lavoro della giustizia militare, si tentò di fare luce sui responsabili, ma le indagini non portarono a condanne definitive. Il tenente Bertozzi, inizialmente condannato a morte, vide la pena ridotta nel tempo fino alla scarcerazione nel 1963, morendo da uomo libero l’anno successivo.
La recente sentenza è stata possibile grazie all’articolo 43 del decreto-legge n. 32 del 2022, che ha istituito un fondo per le vittime del Terzo Reich, consentendo azioni civili contro la Repubblica Federale di Germania per i crimini di guerra del regime. Molte famiglie non sono riuscite a rispettare i termini, ma per i Rossi si è aperto un nuovo spiraglio di giustizia.
«Siamo increduli ed emozionati — hanno dichiarato i legali Iacopo Casetti e Vittoria Hayun— Dopo tanti anni di silenzio, questa decisione restituisce dignità alla memoria di nostro padre e di nostro nonno».
Per rispetto della privacy, la famiglia ha scelto di rimanere anonima, ma desidera condividere questo significativo passo affinché non si spenga la memoria di una delle pagine più dolorose della nostra storia e che tali fatti possano tornare nell’armadio della vergogna.